Quando le carte non andrebbero mai chiamate al tavolo

Siamo a un tavolo da 8 giocatori. Io sono UTG, primo a parlare, e sono corto di stack.

Guardo le carte: coppia di 9 servita.

Quando sei corto non puoi permetterti giocate strane. O difendi la mano, o esci.

Decido quindi di andare diretto all-in.

Il giocatore subito dopo di me fa instant call. Nessuna esitazione.

Tutti gli altri foldano. Restiamo solo io e lui.

Dentro di me penso subito una cosa molto semplice: o ha una coppia più alta, oppure A-K.

Arriviamo allo showdown.

Io mostro 99. Lui mostra QQ.

Lo guardo e, scherzando ma neanche troppo, gli dico: “Sono dominato.”

Lui mi risponde sorridendo: “Effettivamente un pochino.”

Il dealer gira il flop: 9 – 7 – K.

Io chiudo tris di 9.

Cerco di restare impassibile, ma dentro sono molto contento.

Il dealer mi guarda e dice: “Eh però che culo.”

Non rispondo. Il poker è anche questo.

Al turn esce un altro 7.

Ora ho un full di 9 e 7. Sono nettamente in vantaggio.

Sono contento, ma la mano non è ancora finita.

Ed è qui che succede qualcosa che, secondo me, non dovrebbe mai succedere a un tavolo da poker.

Il dealer, rivolgendosi al mio avversario, dice:

“Eh… ti serve l’unica donna rimasta nel mazzo, perché una l’avevo io.”

Io resto in silenzio. Ma dentro di me qualcosa si irrigidisce.

Le carte non si chiamano. Non si fa.

Va bene parlare di board pericoloso, di possibili progetti, di situazioni complicate.

Ma chiamare la carta esatta, anche involontariamente, non è corretto.

Il dealer gira il river.

Esce una Donna.

La mano finisce così:

Io: full di 9 e 7
Lui: full di Q e 7

Sono fuori.

Guardo il dealer e gli dico, senza rabbia ma con fermezza:

“Non bisogna chiamare le carte. Non si fa.”

Voglio essere chiarissimo: non mi ha infastidito perdere la mano.

Il poker è pieno di colpi duri, di river assurdi e di situazioni difficili da digerire.

Mi ha infastidito come è successo.

Perché il poker non è solo carte e probabilità. È anche rispetto per chi sta giocando la mano.

E certe cose, anche dette per scherzo, non dovrebbero mai essere pronunciate.

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